SITO DI INFORMAZIONE SANITARIA

La racconta Aldo Manca, direttore della Struttura complessa dell’Azienda ospedaliera Santa Croce e Carle, con 35 anni di esperienza nel settore: “La nostra struttura comprende anche l’endoscopia digestiva ed è l’unica in provincia ad avere la degenza, con 23 posti letto”.

Aldo Manca

Aldo Manca

Di quali patologie vi occupate?

Curiamo, in generale, ogni affezione dell’apparato digerente: stomaco, intestino, fegato e pancreas. Il 99% dei pazienti giunge in fase acuta, prevalentemente dal pronto soccorso. Il lavoro programmabile è, quindi, decisamente contenuto, ridotto quasi esclusivamente ad interventi endoscopici complessi. Siamo il riferimento provinciale per le urgenze, con reperibilità 24 ore su 24. Si tratta di emorragie gastrointestinali, che ammontano a circa 500 casi l’anno. L’80% dei nostri malati possono diventare chirurgici e un tempo lo divenivano effettivamente.

Che cosa ha ridotto il ricorso alla chirurgia?

I progressi terapeutici sono indiscussi: hanno permesso di curare, ad esempio, le pancreatiti, per le quali si ricorre all’intervento ormai solo più nei casi di extrema ratio. Lo stesso dicasi per alcune affezioni epatiche. Ma ciò che ha fatto davvero la differenza è l’avvento massivo dell’endoscopia, che ha permesso di esplorare e intervenire in modo mini invasivo non solo su stomaco e intestino, ma anche sulle vie biliari e pancreatiche, con l’Ercp, l’endoscopia retrograda di questi dotti. Con tale metodica è possibile rimuovere calcoli e posizionare stent, piccole protesi dilatative dei condotti, senza ricorrere alla chirurgia.

Come si interviene sulle emorragie dell’apparato digerente?

Utilizziamo diverse tecniche, dal sistema meccanico con clip di sutura a quello termico mediante elettrocoagulazione. Da due anni, tra i primi in Italia, impieghiamo  polveri emostatiche in grado di arrestare il sanguinamento.

Altre tecniche innovative?

Negli ultimi anni abbiamo intensificato le ecoendoscopie, ecografie dall’interno, che permettono lo studio delle pareti profonde di esofago, stomaco, fegato e pancreas. Sono utili nella stadiazione tumorale e permettono di effettuare biopsie. A breve avremo un nuovo apparecchio, in grado di fornire anche immagini sagittali, in aggiunta alle tradizionali assiali. Inoltre, grazie a strumentazione ad alta definizione e alla manualità acquisita, effettuiamo dissezioni sottomucose di polipi di grandi dimensioni, evitando al paziente la resezione chirurgica del colon.

Quali sono i vantaggi? 

Innanzitutto la precocità nelle diagnosi, con prognosi più favorevole e più elevate percentuali di guarigione. Si evita un buon numero di interventi chirurgici, alcuni dei quali demolitivi. Di conseguenza, oltre a migliorare la qualità di vita del paziente, si riducono l’ospedalizzazione, il dolore post-operatorio e i relativi costi.

Qualche numero?

In un anno, mediamente, effettuiamo 5.000 endoscopie –   tra esofagogastroduodenoscopie e  colonscopie -, 400 Ercp e 150 ecoendoscopie. Operiamo in stretta collaborazione, con la chirurgia, la radiologia diagnostica e interventistica e la dietologia. Ciò consente anche di intervenire immediatamente durante le sedute endoscopiche con rimozioni tissutali o posizionamento di stent, con un’unica narcosi”.

Il reparto è anche centro provinciale di riferimento antivirale per l’epatite C e per la celiachia e da circa 15 anni impiega di routine la metodologia per l’esplorazione del piccolo intestino con video capsula.

Claudia Cucco

  • - Articoli Consigliati -